Callimaco,
grande erudito della Biblioteca di Alessandria e appassionato provocatore di polemiche letterarie,
non lo ricordiamo per i 120 libri che componevano i Pinakes(i Quadri), soprattutto perché di tanta fatica ci rimangono pochi frammenti.
La sua memoria è paradossalmente legata alla produzione poetica,
una sorta di “poetica del frammento” volontaria:
egli stesso si definiva ολιγόστιχος, un “poeta di pochi versi”,
ma di una pregnanza quasi eccessiva,
di una cesellatura che ritroveremo solo nel labor limae di Orazio, duecento anni dopo in età augustea, che attinse spudoratamente a piene mani (n.d.b.) dalla Musa pedestris : il Πεζος νομός, cioè il “pascolo pedestre delle Muse”
Certo Callimaco aveva scritto anche molti Epigrammi(sembra quasi un ossimoro):
nel 28° si dichiara come il primo poeta che enunci esplicitamente la sua poetica:
Odio il poema ciclico; non mi piace la strada che porta la folla qua e là;
non bevo alla fontana pubblica, mi ripugna tutto ciò che è volgare…
Quante Ars poetica, quante Art Poétique (n.d.b. Boileau:
Soyez simple avec art,
Sublime sans orgueil, agréable sans fard
Un sonnet sans défaut vaut seul un long poème
E quanta poca poesia:
mi riferisco alle Avanguardie storiche del Novecento: tanti Manifesti, poche opere
(forse il manifesto era da considerarsi già un’opera di poesia?!)